ENPA Sezione di Borgo val di Taro, Canile di Tiedoli

Medicina Veterinaria

Mercoled? 01 Gennaio 2020

La Sterilizzazione della femmina nel cane e nel gatto - Desiree Ferrari- Informazione di Parma - La Stampa

La sterilizzazione delle femmine di cane e gatto è un argomento da sempre controverso. Da un lato, veterinari ed animalisti consigliano di effettuarla il prima possibile, dall’altro i proprietari tendono a ritardare questo momento, spesso impauriti, più che dai reali rischi operatori, da credenze e leggende solitamente prive di basi scientifiche. La sterilizzazione è l’unico metodo incruento per limitare il sovrapopolamento di canili e gattili, che spesso sono saturi di animali il cui numero tende ad aumentare di anno in anno. Cosa c’entra questo con un cane che vive tutta la sua vita in appartamento? Anche al proprietario più attento il cane può sfuggire durante il calore, basta un momento di distrazione al parchetto durante il giro serale, e da una cagnetta di media taglia possono nascere da due a dieci (e più) cuccioli. I cuccioli nati da un incidente vengono spesso direttamente consegnati al canile più vicino a due o tre mesi di vita, oppure sistemati fra parenti ed amici generosi ma magari non del tutto convinti, aprendo la strada ai frequenti abbandoni estivi; pochi trovano una famiglia veramente disposta ad occuparsene. E anche in questo caso, non sarebbe meglio che invece di un cucciolo nato per distrazione trovasse casa un cane che ha passato in canile buona parte della sua vita? La scelta di sterilizzare il proprio animale non è solo una decisione responsabile, è anche un mezzo per garantire al proprio cane o gatto la protezione da alcune gravi malattie. Un animale non sterilizzato corre il rischio di contrarre infezioni dell’utero, tra cui la piometra, la raccolta di pus all’interno della cavità uterina. La malattia è molto grave e, se non curata per tempo, può portare al decesso. Nel cane e nel gatto la comparsa di questa malattia è fortemente associata all’utilizzo di farmaci contraccettivi, progestinici o estrogeni, che pertanto non possono essere considerati alternative più “umane” alla sterilizzazione. Anche i calori ripetuti in cagnette di una certa età rappresentano un fattore predisponente alla malattia. La sintomatologia include febbre, depressione ed inappetenza con una forte sete e copiose evacuazioni urinarie; talvolta possono presentarsi diarrea e vomito. In assenza di trattamento, la malattia si complica con un'insufficienza renale il più delle volte mortale e con la rottura dell'utero colmo di pus all'interno della cavità addominale e conseguente sepsi. Studi relativamente recenti hanno inoltre rilevato che la sterilizzazione precoce, prima del primo calore, riduce sensibilmente il rischio di sviluppare tumori mammari; infatti si è visto che sterilizzare una cagna prima del primo calore, tra il primo e il secondo calore o dopo il secondo calore riduce drasticamente il rischio di sviluppare tumori mammari rispettivamente allo 0.05%, 8% e 26%. I vantaggi dell’intervento in termini di riduzione della probabilità di sviluppare tali neoplasie svaniscono se si procede tardivamente, a partire dal terzo calore in poi. Anche in questo caso, l’utilizzo di farmaci contraccettivi aumenta sensibilmente la probabilità di sviluppare tumori mammari. Cerchiamo di capire le ragioni che spingono i proprietari a rimandare o a non effettuare l’intervento. Molti proprietari hanno paura dell’intervento chirurgico in sé. Questa paura è comprensibile, ma va affrontata tenendo presente che l’intervento è una pratica di routine, eseguita su animali di giovane età, dei quali viene preventivamente accertato lo stato di salute. Dovrebbe risultare quindi evidente che i rischi legati all’intervento chirurgico in sé sono davvero minimi; nonostante ciò qualunque proprietario che avesse dubbi o preoccupazioni in merito alla chirurgia del suo animale dovrebbe parlarne con il suo veterinario curante, così da poter essere informato e rassicurato circa il tipo di anestesia utilizzata, il monitoraggio intraoperatorio e la terapia del dolore, durante e dopo l’intervento. L’anestesia nella stragrande maggioranza dei casi viene effettuata mediante intubazione: si tratta di un’anestesia modulabile a seconda delle necessità dell’animale, in cui è possibile abbassare fino a zero la somministrazione di farmaci anestesiologici in caso di reazioni avverse da parte del paziente, il tutto mantenendone inalterata la capacità respiratoria, poiché il cane è collegato ad un apparecchio che fornisce ossigeno. Oggi si fa molta attenzione ad evitare al cane ed al gatto operati ogni tipo di stress o di dolore fisico, e la terapia del dolore inizia prima ancora dell’intervento e prosegue in caso di bisogno anche nelle ore e nei giorni successivi. Molti proprietari hanno paura che il loro animale ingrassi dopo la sterilizzazione. Effettivamente alcuni animali, soprattutto gatti, dopo la sterilizzazione tendono ad aumentare di peso. Di solito però basta una riduzione delle calorie assunte con la dieta e un po’ di attività fisica per ovviare a tale problema. Un’altra obiezione che viene posta quando si suggerisce la sterilizzazione riguarda il cambiamento di carattere che questa può comportare, e molti proprietari sono convinti che il loro animale diverrà più pigro e sedentario. In realtà studi hanno dimostrato che la sterilizzazione precoce non solo non modifica il carattere in tal senso, ma tende a rendere gli animali più socievoli e meno aggressivi. Un ulteriore argomento riguarda il pericolo che la sterilizzazione precoce aumenti il rischio di incontinenza urinaria nella cagna. In realtà è vero che la sterilizzazione può incrementare il rischio di incontinenza in età matura, ma non ci sono dimostrazioni che la sterilizzazione precoce rappresenti un rischio maggiore rispetto alla sterilizzazione in età adulta. Peraltro, in quei rari casi in cui questa complicazione intervenga, esistono alcuni farmaci che possono aiutare a controllare il problema. Spesso i proprietari accettano di sterilizzare il proprio animale solo dopo che questo ha avuto una cucciolata, nell’erroneo convincimento che sia in qualche maniera necessario per ”sfogare l’istinto materno”. Questo pensiero traduce l’umanizzazione dei sentimenti dei nostri animali, fatto che andrebbe evitato per non incorrere in false interpretazioni del comportamento degli animali domestici. I cani ed i gatti, così capaci di entrare in affinità con noi, non possiedono pensieri astratti, non possono quindi pianificare il loro futuro e desiderare condizioni quali la maternità e la paternità. L’intervento di sterilizzazione è un vero e proprio intervento chirurgico, che prevede come abbiamo visto una anestesia generale, ed è quindi fondamentale che sia preceduto da un periodo di digiuno di almeno 12 ore, e viene effettuato mediante un taglio al centro dell’addome. Fondamentale è l’asportazione di ovaie ed utero, in un intervento che tecnicamente è definito ovarioisterectomia. La sola rimozione delle ovaie, benché impedisca alla cagna o alla gatta di tornare in calore e di rimanere incinta, non protegge né dai tumori uterini e mammari né dalla piometra, mentre la rimozione del solo utero non interrompe le modificazioni ormonali cui va incontro l’animale ad ogni ciclo, con conseguente possibilità di sviluppo di tumori ovarici e mammari. Ferrari dott.ssa Desiree, medico veterinario, direttore sanitario presso ambulatorio Similia, master in oncologia veterinaria. La Dr.ssa Ferrari fa parte del team operante presso il Centro Enpa di Recupero Comportamentale per cani problematici a Bedonia.

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